I motivi principali di questo successo sono da cercare oltre alla storia avvincente e originale anche nella figura dell'autore stesso. Il giovane Gutiérrez era un soldato e quindi un difensore della patria, incarnava totalmente la figura dell'eroe romantico e la situazione politica del periodo era tesa e difficile per la guerra civile in corso, proprio come quella rappresentata ne El Trovador. L'assassinio dell' Arcivescovo per mano dei seguaci di Urgell è per esempio riconducibile all'omicidio del Vescovo di Vich da parte dei liberali estremisti, avvenuta nel 1823.
El Trovador è un dramma cavalleresco in cinque atti, in prosa e verso, ambientato nell'Aragona della fine del 1300 e l'inizio del 1400 anche se la ricostruzione storica di Gutiérrez è approssimativa e superficiale ma funge principalmente da sfondo alle passioni e alle vicende dei personaggi, sviluppandone le azioni e la spettacolarità. Non a caso il dramma è definito "cavalleresco" e non "storico".
Come Verdi venne a conoscenza del testo non c'è dato di saperlo. Nell'aprile 1850 il Maestro incaricò il librettista Francesco Maria Piave di procurargli il testo per tradurlo in italiano. Questa prima traduzione, pare ad opera di Giuseppina Strepponi, è andata perduta ma è la prima traccia del dramma spagnolo in italiano. I tre anni di preparazione furono piuttosto travagliati, principalmente per dissapori tra Verdi e il librettista Cammarano che aveva cercato di discostarsi dal testo originale, proponendo modifiche drastiche a situazioni e personaggi per dare una maggiore unità all'opera ma che toglievano, secondo il maestro, l'aspetto più nuovo e bizzarro del dramma originale. Dopo la prematura morte di Cammarano, il libretto fu ultimato dal Leone Emanuele Bardare. Il risultato fu un libretto, nonostante l'adattamento al melodramma, fedele al dramma di Gutiérrez, mantenendone i tratti fondamentali, la struttura e le caratteristiche dei personaggi oltre che a le loro incongruenze. Scompaiono figure secondarie, inutili in un'opera, perchè sostiuite dal coro mentre il personaggio di Ferrando sostituisce e riassume le figure dei tre servitori del Conte (Ferrando, Jimeno e Guzman, a sua volta tagliato nella nostra messa in scena). Altro personaggio scomparso nell'opera è Don Guillen De Sesé, fratello di Leonora, ossessionato dall'onore del suo casato.
La Leonora verdiana è meno complessa rispetto a quella del dramma, rientrando nello stereotipo delle eroine del melodramma romantico mentre quella di Gutiérrez è piena di dubbi, di conflitti interiori che la portano spesso a contraddizioni al limite della pazzia. Azucena, il personaggio che più affascinò Verdi, per la sua complessità psicologica, è sicuramente il più simile a quello del dramma, desiderosa di vendicare la madre e ossessionata dal rogo , dalla immagine del fuoco e dalla sua impotenza nel poterla salvare.